Cercando l’ispirazione…

L’ispirazione non dà preavvisi. (Gabriel García Márquez)

Nella classe 1°C del Liceo Classico di Marsala sta per iniziare il mio primo tema in classe delle superiori! Avevano ragione i miei professori delle medie, qui al Classico i docenti sono tutti più severi, addirittura la professoressa di religione, che pur avendoci conosciuto solo l’altro ieri ha già fissato un compito in classe d’ingresso. Ora, a poco più di un’ora dal compito in classe, che molto probabilmente segnerà la mia vita, ho lo stomaco in subbuglio e il cuore sembra essere punto da tanti aghi, però in modo lento e doloroso, come quando si aspettano i risultati dei compiti in classe o come nel mio caso, l’inizio di una verifica. Manca mezz’ora e in questo momento potrei dirvi che se mi amputassero una mano forse sarebbe meglio, così non dovrei fare questo stupido tema e mi risparmierei l’umiliazione, quando davanti a tutta la classe, la professoressa leggerà il mio tema considerandolo un vero abominio linguistico. Meno un quarto, quasi non riesco a guardare la lavagna, tanto mi sento ansioso. Driin, driin, è finita l’ora, per fortuna la professoressa di storia non si è accorta del mio pallore e del mio ansimare, cosa che non si può certo dire del mio compagno di banco Bruno, che mi guarda neanche fossi uno zombie affamato di succulenta materia grigia. La professoressa Rossini è arrivata, ha portato con sé alcune schede, in una piccola borsa gialla con i manici neri bordati di rosso e una leggera scia di profumo alle arance. Tra i professori che ho conosciuto, la Rossini è quella che mi piace di meno, infatti, non capisco come certi miei compagni di classe impazziscano per lei, in primis è antipatica, specialmente con me, anche se tutt’oggi, non ne ho capito il motivo, pare che qualunque cosa le abbia fatto, ha provocato in lei un’ossessione tale da interrogarmi tutti i giorni e ad ogni lezione, se qualcuno le si avvicina per salutarla, ti guada torvo, anche se poi saluta lo stesso per educazione; l’unica cosa, che sa rendermi sopportabile la Rossini sono le sue lezioni, che trovo molto interessanti e particolareggiate, malgrado puntualmente mi chiami per chiedermi ogni singola cosa. Oggi, non so proprio che aspettarmi da lei, magari qualcosa del tipo “Scrivete come mai l’alunno Pellegrino mi sta tanto antipatico e come potrei umiliarlo davanti a tutta la scuola” o cose del genere. Dopo aver perso tempo a sistemare i banchi per la verifica ed essere stati sgridati per non averlo fatto prima; ci sediamo e la professoressa consegna una scheda con due tracce, fin qui è tutto normale, finché non mi accorgo, che le tracce sono composte entrambe da una sola frase: 1. “fate una piccola descrizione di voi stessi e delle vostre passioni” e “Scrivete un articolo di cronaca di cui voi siete protagonisti”. Ci risiamo, io odio questi temi! Alle medie non riuscivo a sopportare le descrizioni, primo perché ho sempre paura di sembrare troppo vanitoso oppure eccessivamente modesto e secondo perché le descrizioni fisiche non sono il mio forte, come faccio a dire che sono molto più alto dei miei compagni, senza dire che alcuni sono davvero nani, se mi si mettono accanto. Quindi, me ne stavo lì con gli occhi fissi sul muro in cerca di un’ ispirazione per il secondo tema, dato che era l’unico che non comprendesse un’orribile descrizione di me stesso. Mentre mi stavo lentamente deprimendo, sentivo i miei compagni che scrivevano e la professoressa che passava silenziosamente fra i banchi per beccare  qualche copione. Quando arriva al mio banco, immediatamente sgrana gli occhi e mi fissa per almeno cinque secondi, io lo conosco quello sguardo, vuol dire solo due cose, meraviglia e stupore oppure “datti una mossa, che è già passata più di mezzora”. Ok,  ho solo un’ora e mezza per scrivere un brutta, correggerla, trascriverla in bella e consegnare. Ce la posso fare! Ultime parole famose, è passato un altro quarto d’ora, ma ancora, non si  delinea nella mia testa una trama precisa.  Ho già buttato giù qualche idea, che vi pare, tuttavia, non riesco a decidermi quale seguire e sviluppare, in questo poco tempo che mi rimane. È passata un’ora e nel frattempo ho scelto un’idea a caso e devo dire che non è male. Essere un taccheggiatore, non è uno dei miei hobby preferiti, però è sempre meglio che essere un ladro in una banca oppure uno sbirro giustiziere della New York degli anni Trenta, che viene rapito dai gangster e affogato nell’ Hudson. Meno cinquanta minuti, il dramma, il blocco dello scrittore. Ora come farò? Vorrei morire, sono già sulla buona strada, poiché è tornato l’ansimare isterico di un’ora fa. Come si dice al peggio non c’è mai fine,  infatti ho attirato l’attenzione dei miei compagni, che ora mi guardano in cagnesco, tranne Bruno, che si avvicina di soppiatto a me con la scusa di farsi prestare un’altra penna. Quando mi è accanto,  mi rassicura e mi mette coraggio, ancora oggi, a distanza di qualche giorno dal compito, devo ringraziare Bruno perché grazie a lui sono riuscito a trovare l’ispirazione, che è sopraggiunta alle 12:45 di Giovedì 16 Settembre, permettendomi di finire la verifica in tempo. Ora davanti al mio compito, che è stato valutato 7 ½, sento che è valsa la pena di attendere l’ispirazione.

Breve excursus sui movimenti dell’ Ottocento

 

L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi.

Bruno Munari

L’Ottocento rappresenta cento anni di storia, amori , guerre, battaglie e rivoluzioni; una di queste si muove silenziosa sotto i portici, negli studi disordinati e imbrattati di colori, all’ ombra degli alberi che guardano la Senna… è una Rivoluzione senza eguali a cui capo stanno grandi personaggi come Van Gogh, Cezanne, Renoir, Canova, Hayez… Essa ha inizio con il marmo, pietra lucente e superba, in particolare i marmi del Neoclassicismo. Quest’ultimo nasce come diretta evoluzione dell’ Barocco e del Rococò e, sospinto dal pensiero illuminista, vuole ritornare ai fasti dell’ arte greco-romana. Il principale esponente di questo movimento è il pittore e storico dell’arte Anton Raphael Mengs, che grazie a uno studio attento della storia antica e del Raffaello, riuscì a riportare in vita la cultura di Fidia. Nel nostro Paese, invece, il Neoclassicismo figura con personalità come Antonio Canova, che è forse il più grande fra gli scultori neoclassici, addirittura soprannominato il “nuovo Fidia”. Suoi sono alcuni dei marmi più rinomati del mondo, primo fra tutti il gruppo scultoreo di Amore e Psiche. In questo marmo, un Amore slanciato e dai tratti delicati cinge Psiche con un braccio, mentre quest’ultima tenta di afferrare il dio per baciarlo. La figura femminile, in particolare, si erge prona da un basamento e il suo corpo, nudo tranne che per un leggero drappeggio, lascia intravedere un fisico florido e nel pieno della giovinezza. Tra le altre opere del Canova ricordiamo: Le tre Grazie; Teseo sul Minotauro; Ercole e Lica; Perseo trionfante. Verso gli inizi degli anni venti del Ottocento, dal Neoclassicismo nasce il Romanticismo. Esso deriva dall’ inglese romantic (da romance, traducibile in italiano come “romanzesco”, nel senso di “non reale”), il suo significato si è poi evoluto fino a diventare pittoresco, nel senso del sentimento suscitato davanti a una raffigurazione pittorica. A differenza del Neoclassicismo che ha alla basa la Classicità, il Romanticismo contrappone valori come   la spiritualità, l’emotività, la fantasia, l’immaginazione, e soprattutto l’affermazione dei caratteri individuali d’ogni artista. I pittori romantici quindi sono sognatori, avventurieri e inventori. Uno dei principali esponenti del Romanticismo è Caspar David Friedrich, esponente dell’arte romantica tedesca che basava la sua pittura su un’attenta osservazione dei paesaggi della Germania e soprattutto dei loro effetti di luce, permeandoli di umori romantici. Friedrich credeva che il paesaggio fosse opera divina e le sue raffigurazioni ritraevano sempre momenti particolari come l’alba, il tramonto o frangenti di una tempesta. Una delle sue opere più famose è certamente il “Viandante sul mare di nebbia”, che rappresenta un uomo con indosso un soprabito verde scuro, appoggiato a un bastone, che contempla un infinita vallata nebbiosa dall’ alto di un costone roccioso. Dal punto di vista simbolico il viandante porta già nel suo nome l’emblema del personaggio romantico, irrequieto, tormentato, alla ricerca dell’infinito rappresentato dal paesaggio e dall’orizzonte in lontananza; l’individuo si perde di fronte alla stupefacente grandiosità della Natura, in un atteggiamento contemplativo visto come estrema esperienza interiore e spirituale. Successivamente dal Romanticismo si sviluppa in Francia un nuovo movimento artistico detto Realismo, i suoi esponenti infatti rappresentano nelle loro opere un società cruda, senza filtri o allegorie; i soggetti più attenzionati sono infatti i contadini e la gente umile in generale; non manca neanche il proletariato, protagonista del dipinto “il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il principale artista del movimento realista è il pittore francese Gustave Coubert. Dall’ esperienza del Romanticismo e del Realismo negli anni quaranta del XIX nasce in Francia l’Impressionismo. Nel frattempo era stata inventata la macchina fotografica quindi, gli artisti, sentendosi minacciati dalla nuova invenzione, decisero di fuggire gli studi e di dipingere en plein air, a stretto contatto con la Natura. La pittura impressionista, quindi non è precisa o complessa, i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, fissano sulla tela le sensazioni del pittore di fronte alla natura. Il colore stesso era usato in modo rivoluzionario: i toni chiari contrastano con le ombre complementari, gli alberi prendono tinte insolite, come l’azzurro, il nero viene quasi escluso, preferendo le sfumature del blu più scuro o del marrone; i soggetti dell’Impressionismo sono quindi scene di vita borghese e paesaggi visti durante le varie ore del giorno. Gli artisti furono aiutati anche da alcune innovazioni scientifiche, oltre alla macchina fotografica, ricordiamo anche i tubetti per contenere i colori e il cavalletto per sorreggere la tela. L’Impressionismo in Italia prende il nome di Macchiaioli, questo movimento deve il suo nome a un commento denigratorio di un giornalista, che considerava l’arte dei suoi esponenti simili alle macchie. I principali rappresentanti di questo movimento sono: Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini; le opere di questi artisti ritraggono le principali battaglie del Risorgimento e scene di vita quotidiana. Il fondatore del movimento impressionista è il pittore francese Claude Monet, che con il quadro “Impression soil levant” rivoluzionò il concetto di arte.  Il dipinto, realizzato en plein air, ossia all’aria aperta o a contatto con la natura, rappresenta il porto di Le Havre all’alba, come suggerito dal titolo stesso. Sullo sfondo appaiono delle navi mentre in primo piano c’è una barca di pescatori che sta tornando dalla pesca notturna. Nell’acqua si vede il riflesso del Sole. Da questo quadro possiamo notare alcune fra le principali tecniche impressioniste fra cui: le pennellate piccole e veloci, le differenti sfumature dei colori, il tratto non racchiuso da una linea e molto stilizzato. Siamo ormai arrivati alla fine dell’ Ottocento, poco prima delle Grandi Avanguardie, durante gli anni ottanta dell’Ottocento inizia a delinearsi il movimento Post-Impressionista. Esso nasce sempre in Europa e a differenza del suo predecessore è una tendenza artistica che supera i concetti dell’Impressionismo, conservandone solo alcune caratteristiche, per andare a scavare più a fondo dei precedenti studi. Questa corrente artistica cerca di recuperare il valore artistico di forme e volumi e di estrapolarne un processo di ricerca ancora più personale. I pittori postimpressionisti, infatti, rifiutano la sola impressione visiva e la libertà del colore per avventurarsi verso strade non ancora percorse. Uno dei principali esponenti di questo movimento è il pittore olandese Vincent Van Gogh, che malgrado non ebbe una vera e propria vocazione alla pittura, iniziò a dipingere solo all’età di ventotto anni, rivoluzionò l’arte impressionista raffigurando figure contornate da linee spesse e nere. Le sue opere rappresentano maggiormente la gente povera come i braccianti agricoli, da cui trae ispirazione, oppure i paesaggi e le nature morte con vasi e fiori, celebri appunto i suoi Girasoli. Uno dei suoi quadri più famosi è certamente “La notte stellata”. Esso rappresenta il cielo notturno sopra la città di Saint-Rémy-de-Provence in Francia. Di questo quadro colpiscono innanzitutto i colori: varie gradazioni di blu e giallo e il verde della siepe in primo piano. Oltre il colore crea suggestione anche il tratto del pennello, che descrive piccoli segmenti che formano onde e bagliori nel cielo, mentre sullo sfondo stilizzano un piccolo paese ; tutte le linee sono inoltre molto marcate.

Van Gogh segna l’epilogo dell’Ottocento, ormai manca poco agli albori del Novecento, che porterà nuove tecniche e nuovi artisti alla ribalta.