Cartagine: tra storia e mito

didone

Ter sese attollens cubitosque adnixa levavit,

ter revoluta torost oculisque errantibus alto

quaesivit caelo lucem ingemuitque reperta.

Tre volte levò il capo poggiando sui gomiti,

tre volte sul letto ricadde e, con gli occhi in alto erranti,

 la luce al cielo cercò, e vedutala pianse.

(Virgilio, Eneide, IV 690-92).

Sono innumerevoli le storie di amori non corrisposte e diventate emblema di quel fenomeno che noi oggi chiamiamo comunemente “friendzone”, talmente tante e varie che è impossibile per certi versi provare ad immaginare un luogo che lo rappresenti e ne diventi il simbolo, in quanto sin dai tempi dell’antica Grecia e forse anche prima, questo tema è stato sempre uno dei più affrontati. Tuttavia, sebbene le storie di amori sfortunati, perché non corrisposti, siano tante, possiamo soffermarci su una delle più famose e drammatiche riguardanti questo tema.  Una storia ambientata in un luogo tanto affascinante quanto ricco di asperità: l’Africa, con il suo clima torrido e,  nel luogo in cui questo amore ha avuto luogo, mitigato dalla presenza del mare; una storia che rappresenta un amore non corrisposto e allo stesso tempo spiega il motivo della distruzione della città in cui ha avuto origine: Cartagine; una storia, quella tra Didone ed Enea, nata dalla mano di uno dei poeti più illustri che la letteratura latina abbia mai avuto: Virgilio, e destinata a diventare una delle più celebri al mondo. Didone, regina rispettata da tutti per il suo onore e il suo coraggio, si innamora perdutamente di un eroe, Enea, che, sebbene vinto, essendo unico superstite di Troia, sarebbe diventato presto vincitore, fondando Roma. Tanto forte questo amore, da parte della donna, quanto più ostacolato dagli dei: il destino di Enea non è quello di ricambiare Didone, diventando suo sposo, come desidererebbe lei, ma quello di ripartire per giungere in Italia. Per questo motivo avviene la tragedia: Didone si suicida, trasformandosi da regina venerata per la sua saggezza in una donna consumata dalla follia. A fare da cornice a questo tragico amore, Cartagine, anche essa città conosciuta per la sua forza e la sua potenza, ma destinata ad essere vinta e rasa al suolo da un’altra città molto più forte e potente, Roma.  E così come dell’amore tra Enea e Didone non resta più nulla se non la pira su cui lei si suicida, anche di Cartagine non rimangono che poche rovine. Sorta su un promontorio roccioso in fondo all’attuale golfo di Tunisi, città florida e   prosperosa, riuscì più volte a ferire l’orgoglio romano, ma sempre ne fu vinta. Più volte si rialzò dopo la sconfitta subita, ma la terza volta che si permise di ribellarsi, ne fu completamente travolta, così come la sua mitologica regina tentò più volte di resistere alle sue passioni, ma non ci riuscì, così come, dopo aver compiuto il gesto estremo di suicidarsi, più volte cercò di rialzarsi tra le braccia della sorella Anna, ma alla terza volta ricadde piangendo, consapevole che quell’amore così forte aveva portato alla rovina non solo lei, ma tutto il suo popolo.Così muore Didone, così cade Cartagine, che, sebbene verrà ricostruita, questa volta lontano dal mare, non raggiungerà più l’antico splendore di un tempo, a cui Roma aveva posto ormai definitivamente fine.

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