“La signora delle Acque”

Tornando a casa notai dei gabbiani sopra la mia testa, intenti a seguirmi in volo lungo il mio tragitto, per poi fermarsi ad attendermi, ad alcuni palazzi di distanza dal mio o svolazzando in tondo.
Da quando facevo parte di quel mondo strano e completamente nuovo avevo ben capito poche cose e tra queste in particolare che i gabbiani fossero dei messaggeri, tramite tra i dominatori dell’acqua e dell’aria.

Li osservai con circospezione, aspettandomi un qualche loro avvertimento. Non arrivò niente, per cui lasciai perdere dopo poco. Infilai le chiavi nella toppa e dopo due giri decisi spinsi la porta ed entrai in casa. Rimasi a bocca aperta, tra il meravigliato e l’impaurito davanti allo spettacolo che mi si presentava agli occhi.
La Signora delle Acque, con la sua bellezza sfolgorante, stava in piedi sul primo gradino della scalinata che portava al mio appartamento.

Era maestosa, meravigliosa, pullulante di magia e mistero. I suoi capelli, lunghi e neri con sfumature bluastre erano come il mare d’inverno; i suoi occhi azzurri e penetranti mi scrutavano con attenzione brillando nella poca luce; le sue vesti, dal verde marino al blu intenso, erano svolazzanti e leggere come spuma di mare che ricadeva sui suoi pallidi piedi nudi.

Di colpo, istintivamente, mi inchinai di fronte a lei, così imponente malgrado il fisico minuto. Mi fece segno di fermarmi con la mano – Te ne prego, giovane Aura, non farlo. Non vedi che siamo pari? Non c’è bisogno che ti inchini a me- disse e la sua voce pareva piacevole quanto lo scroscio debole delle onde basse sugli scogli irti.

-Ma, mia signora, io…- tentai di ribattere, ma invano. Lei mi fece segno di guardarmi nella mia interezza. Feci come detto e notai quanto il mio abbigliamento attuale fosse diverso da quello indossato poco prima. Al posto degli stivali portavo sandali bianchi di legno usurato dalla salsedine, invece dei jeans e la maglia avevo un grande e fluttuante abito di lino bianco con maniche larghe e scollatura ampia, chiuso in vita da una cinta sottile argentata.

Portai dunque le mani ai capelli e ne osservai le punte. Come pensavo, erano bianchi anch’essi, liscissimi e lunghi fino al mento. Avevo ripreso la mia forma originale e sentivo già la forza del vento fluire nelle vene.

La guardai adorante, con un sorriso infinito e lei mi sorrise materna – Spero ti piacciano i sandali! Sono un mio dono per perdonare il disturbo di quest’irruzione improvvisa.-

Aprii la bocca per lo stupore, guardandomi i piedi come se fossero i gioielli più brillanti della terra. Un dono della Signora delle Acque! A quanti capitavano fortune simili?

-Un dono vostro? Mia Signora, si! Mi piacciono moltissimo! Sono bellissimi, li trovo stupendi! E si figuri: lei disturbare? Sono piuttosto io un disturbo se è tanto indispensabile la sua presenza qui, in questo posto, nella mia casa tra gli umani.- piegai la testa, cercando di fare una riverenza il più sussiegosa possibile, ma fui fermata ancora da un suo gesto affabile.

-Mia giovane cara amica, ho messaggi e istruzioni molto importanti e di conseguenza, altrettanto riservati, esclusivamente per te. Con mio rammarico, non posso parlartene ora, non in mezzo agli umani. Per cui ti chiedo di attendermi, dopo il prossimo calar della Luna nel mio regno, nel posto dove acque e terre emerse si incontrano e si fondono.- calò appena la testa, in segno di riconoscimento per la mia attenzione e fece per andarsene.
-Mia Signora, attenda, la prego!- si girò poco prima di attraversare la porta e mi rivolse uno sguardo indagatore, in attesa di una domanda.

-Volevo chiederle, se mi è concesso sapere, per quale motivo è venuta lei stessa e non ha invece mandato un suo messaggero.-

Rimase un po’ interdetta prima di accennare un piccolo sorriso e sussurrare, più a se stessa che a me, un docile – Mi sei sempre tanto piaciuta, giovane Aura- mi si avvicinò, poggiandomi una mano squamosa dietro al capo e stringendomi appena al suo petto, infilando il viso tra i miei capelli e annusandomi piano, inspirando l’aria pulita e fresca che emanavo naturalmente. Sospirò prima di lasciarmi andare dicendomi – Volevo vederti, piccolo soffio di vento. Volevo semplicemente vederti.-

Chiusi gli occhi, godendomi l’armoniosità della sua voce, così melodiosa e così dolce. ‘Piccolo soffio di vento’, quella musica espressa dalle sue labbra bluastre era tutta per me, unicamente per me. Quello era un dono ben superiore ai sandali bianchi, paragonabile solo all’onore della sua presenza.

Quando riaprii gli occhi, lei non c’era più.

La mattina dopo ero già alla scogliera, zaino in spalla e speranze nel cuore. Presto avrei rivisto la Signora delle Acque e avrei ricevuto informazioni a me riservate. Forse era qualcosa di burocratico, qualcosa di talmente tanto speciale da non poter essere udito da orecchie estranee. Magari il Consiglio degli Elementi aveva deciso di farmi dirigere la Congrega dell’Aria o forse, addirittura di farmi entrare nel Consiglio stesso!
Io, nel consiglio! Io, giovane e quasi inesperta dominatrice dei venti, nata e cresciuta tra gli umani, avrei avuto l’onore di stare al tavolo con le figure più importanti di tutto il regno e ovviamente con la meravigliosa Signora delle Acque.

Mi diressi verso la roccia più sporgente sul mare, mi ci sedetti sopra incrociando le gambe ed attesi. Le prime due ore passarono lentamente con il susseguirsi dei pescatori sulla baia a pochi metri dalla mia roccia. Iniziai a giocherellare con il venticello fresco che tirava cambiando il corso delle onde, facendole infrangere con velocità elevate e facendole tornare indietro con lentezza esasperante. Creai disegni sul pelo dell’acqua e diedi vita a vortici e mulinelli, esercitando i miei poteri sul vento.

La signora non si faceva ancora vedere. Intanto dietro di me i pescatori sbatacchiavano i loro secchi vuoti sulle prue delle barchette, svuotando l’interno dall’acqua entrata durante la traversata. Forse era a causa loro se la Signora tardava ad arrivare! Non voleva farsi vedere da quei bifolchi degli umani, non voleva mostrarsi ai loro occhi poco abituati alla bellezza e non voleva far udire il dolce canto della sua voce a quelle orecchie screpolate e incapaci di apprezzare la musica. All’improvviso cominciai a odiare quei pescatori, ai miei occhi simili a bestie panciute e rozze che mi trattenevano dal conoscere il mio destino.
Lanciai occhiate sprezzanti a ognuno di loro per tutto il giorno in attesa della loro dipartita da quel luogo sacro.

Un mozzo maleodorante, mi si avvicinò calcandosi il cappello di lana sulla testa – Che aspetti ragazzina?-.

Ragazzina a me? Io ‘piccolo soffio di vento’ tanto amata e diletta dalla Signora delle Acque! Trattenni il ringhio che stavo per emettere tentando di calmarmi. Quello zotico non poteva saper nulla di ciò. Per lui ero semplicemente una delle tante ragazzette con i capelli tinti che andavano ad aspettare sul molo i loro fidanzati.

-Aspetto- risposi risoluta guardando altrove, fissando lo sguardo all’orizzonte.

-Come vuoi- biascicò il mozzo tornando dai suoi compagni.

Rimasi così tutto il giorno, senza concedermi nemmeno il piccolo spuntino che mi ero portata nello zaino. Smisi persino di giocare con il venticello e le correnti d’acqua, troppo concentrata nell’attendere la mia Signora. I pescatori e i marinai pranzarono rozzamente, chiacchierando ad alta voce e osservandomi come un animale strano, da zoo.

Grossi nuvoloni grigi iniziarono a occupare l’orizzonte e pian piano la sera lanciò i primi messaggi del suo arrivo. Il vento si fece più freddo e l’oscurità più fitta man mano che le lanterne andavano accendendosi. Gli uomini dietro di me legavano le barche al molo, mettendo al sicuro il pescato del giorno e cominciando a pregustare la cena calda che li attendeva a casa.

-Figliola, ti conviene tornartene a casa. Sta per arrivare un temporale!- mi si avvicinò nuovamente il mozzo ma stavolta mi parlò con voce premurosa, quasi paterna, rigirandosi il berretto di lana tra le mani e rivolgendomi sguardi preoccupati.

-Sto bene- gli risposi, meno acida. Il mozzo sospirò lasciandomi una lanterna vicina e raggiungendo gli altri verso la via di casa. Ero sola e finalmente appena i pescatori avrebbero lasciato la scogliera, la Signora sarebbe arrivata e mi avrebbe annunciato le meraviglie del mio futuro. Mi misi più dritta passandomi una mano tra i capelli sottili e respirando intensamente, trepidante.

Osservai ogni singolo movimento più brusco delle onde, pronta a vedere la Signora sbucare dal mare nella sua luce brillante capace di rischiarare spazi infiniti. Ma non spuntò nulla, se non la pioggia, prima leggera e quasi piacevole e poi fitta e fastidiosa. Persino il vento divenne indomabile per le mie scarse arti. Non sapevo ancora gestire le tempeste.  Come potevo allora sperare di essere scelta per entrare a far parte del Consiglio, io piccola e inesperta? Rimasi comunque tutta la notte sotto il temporale e giurai a me stessa che non mi sarei mossa di un centimetro.

-Mia Signora vi aspetto! Vi aspetterò fino alla fine dei miei giorni!- urlai nella notte mentre un fulmine attraversava il cielo nero, conficcandosi nelle onde.

Attesi così per giorni. Smisi di tenere il conto delle ore e lasciai che la mia attesa fosse scandita dalla fioca luce del giorno, accompagnata dalla presenza dei pescatori, e dalla notte buia, fredda e tempestosa. I miei capelli lucenti erano ormai crespi e irti sul capo, la mia veste bianca era zuppa e irrecuperabile ma ormai sembrava che la mia intera esistenza fosse basata su quell’attesa. Non mangiavo, non dormivo, non giocavo col vento e quasi non pensavo. Ero costantemente concentrata nell’attendere.

Una mattina di chissà quanti giorni dopo il mio arrivo su quella roccia, prima ancora della venuta giornaliera dei pescatori, qualcosa spuntò dalle acque. Mi svegliai dal torpore in cui mi ero chiusa e spalancai gli occhi con ogni fibra del mio corpo pronta a ricevere la Signora.

Rimasi delusa: dalle onde calme e basse delle prime luci del giorno sbucava fuori un essere dalle fattezze di un uomo ma chiaramente non umane. Aveva la pelle verdastra, i capelli fatti d’alghe e schiacciati sulla fronte, gli occhi verde acqua e le dita palmate. Mi si avvicino riverente, inginocchiandosi.

– Giovane Aura, sono il Consigliere della Signora delle Acque e sono venuto a portarvi un messaggio- gli feci segno di andare avanti.

– Mi dispiace annunciarvi che la nostra Signora è morta stanotte, unendosi ai fondali marini.- lo guardai quasi schifata, come se stesse dicendo la peggiore delle menzogne.

-Ma aveva un messaggio per me!- biascicai, quasi incapaci di parlare dopo tanto mutismo.

-Non vi era alcun messaggio: era solo una scusa. Voi non sapete che la Signora era prossima al decesso ormai da molto tempo e i membri del Consiglio attendevano la sua morte con avidità e morbosità per impossessarsi del suo ruolo come Capo del Consiglio.- sussurrò con tono di scuse.

-E allora perché farmi attendere? Per cosa?- domandai con la voce strozzata dalle lacrime che spingevano forti per usciere dagli occhi e riversarsi come un fiume in piena.

-Credo, giovane Aura, che la Signora, avendo talmente tanta gente ad attendere con fervore per la sua morte, volesse almeno una persona che attendesse per la sua vita-

In quel momento realizzai il perché di tutto quel tempo, il perché delle sue parole, del suo abbraccio e delle sue risposte enigmatiche. Scoppiai a piangere e corsi via, lasciando il messaggero sulla scogliera.
Mi sentivo indignata, usata e quasi arrabbiata con quella donna che tanto ammiravo e a cui mi ero terribilmente affezionata. Raggiunta casa mi gettai a capofitto nella mia stanza strappandomi i vestiti di dosso e togliendomi furiosamente i sandali.

Ne lanciai uno con tutta la forza che avevo e questo si spezzò a metà, a contatto con l’armadio, rivelando un foglio nascosto nella suola. Tra i singhiozzi lo afferrai disperata e lo lessi con voce tremante.

-“Grazie per avermi attesa, piccolo soffio di vento”.-

Annunci

Un pensiero su ““La signora delle Acque”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...