Sii rivoluzionario

La rivoluzione è più un istinto che un pensiero: come istinto

 agisce e si propaga, e come istinto darà anche le sue prime battaglie.

                  Michail BakuninLettera a Herwegh

La Rivoluzione è il processo rapido con il quale ceti, classi o gruppi sociali, ovvero intere popolazioni, sentendosi non sufficientemente rappresentate dalle istituzioni, limitate nei diritti o nella distribuzione della ricchezza che hanno concorso a produrre, ribaltano tali istituzioni al fine di modificarle profondamente e di stabilire un nuovo ordinamento. Nel corso della storia vi sono state diverse rivoluzioni: francese, americana, inglese, etc. Queste sono quelle che riguardano i diversi popoli che volevano un’autonomia o che comunque si sentivano in dovere di riunire tutti gli stati in un’unica Nazione indipendente. Ma non sono solo queste le Rivoluzioni che hanno fatto la storia. Ci dimentichiamo le milioni di battaglie fatte dalle popolazioni di colore o di etnie diverse per far si che anche loro entrassero a far parte nella concezione di Nazione e che avessero gli stessi diritti di tutti gli altri. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Questo è l’articolo 3 della nostra Costituzione che fa parte di quei diritti inalienabili che nessuno potrà mai violare. Ma facciamo un passo indietro. Cos’è davvero la Rivoluzione? Certo se ne potrebbero dare diverse concezioni, ma come nasce? E perché?Le diverse rivoluzioni che si sono presentate nella storia del mondo intero, sono state provocate da un malessere comune oppure da un’idea di nazione comune. La Francia insorse poiché affamate, le colonie inglesi stanche della madre patria divennero gli Stati Uniti d’America, gli inglesi, stanchi della monarchia assoluta ne ottennero una parlamentare. Ma bisogna davvero essere stanchi di qualcosa per fare la Rivoluzione? Beh, se un governo o un’istituzione funziona bene è inutile cambiarla. I cambiamenti in una società non avvengono perché uno solo li voglia, ma perché vi è un intero popolo che condivide la stessa idea. Idea che si propaga nella loro mente e che diventa quasi un’ossessione se non diviene realtà. Non c’è bisogno di cambiare un governo, si può anche riformare. Goldoni non voleva rivoluzionare il teatro, voleva solo riformarlo. Lui non voleva cambiare la nobiltà, lui voleva rieducarla. Una democrazia, senza l’approvazione del popolo non può andare avanti e se il popolo dice che non va bene, essa deve cambiare. Le continue riforme attuate in un governo non lo migliorano, lo scombussolano. Il totale ribaltamento di esso può cambiare la situazione. Nel 1700 non si poteva fare la beata satira che si fa adesso: ad esempio in Francia, non potendo pubblicare la qualsivoglia per la cesura adottata dal re, circolavano dei pamphlet clandestini in cui si scriveva una feroce critica del governo del re e dove si faceva in modo che la popolazione si rendesse conto che il cambiamento se si voleva, era vicino. La Rivoluzione non si fa con le parole ma con i fatti, manifestazioni, scioperi se possono servire. Ma questo rimane in ambito politico. Questa, prima di propagarsi tra le menti, nasce dentro di noi. Cambiamo prima noi stessi, il nostro modo di pensare e poi.. Beh, e poi possiamo anche conquistare il mondo.

 

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