Lacca per capelli, diritti civili, amore, taglie forti, canto e ballo. In una parola: Rivoluzione

Ho l’onore di inaugurare la nuova rubrica di Telemachia, Theatralia, con un soggetto forte, ampio ed interessante come la rivoluzione.

Pensando a quale opera teatrale trattare, la mia mente è volata senza colpo ferire ai musical, mia grande passione, ma si è soffermata davanti ai numerosi titoli possibili. In un primo momento mi sono detta “Les Miserables!” Perché no? In fondo è un’opera che ci dà ampi esempi di rivoluzione, nel senso bellico del termine, con un grande impatto sul pubblico e da poco ripresentata nella trasposizione cinematografica di successo mondiale. Al che mi sono chiesta, “voglio parlare di un musical sulla rivoluzione, o un musical rivoluzionario?” e qua la musica è realmente cambiata.
Mi si sono presentate due possibilità, la prima “Jesus Christ Superstar”, il mio preferito, definito il “musical della rivoluzione”, il più surreale e anti-convenzionale mai scritto e portato in scena; il secondo “Hairspray”.
In quel momento avevo già scelto. Mi era venuta in mente una volta in cui, parlando con un’insegnante di recitazione sulla scelta di uno spettacolo da fare, io proposi “Hairspray”. L’insegnante rispose così: “Hairspray non ha alcun messaggio per il pubblico; ha solo canzonette carine, bei vestiti e una trama banale.”
(Se volete sapere come andò a finire: lei scelse “Aggiungi un posto a tavola” e lo spettacolo fu un fiasco).
Io ci rimasi malissimo e solo qualche anno dopo capii che avrei dovuto risponderle. Così come si fa dopo una discussione in cui non si è avuta l’ultima parola, mi misi a riflettere su come avrei potuto smentire la grande stupidaggine che aveva detto su Hairspray.
Quest’articolo è la mia occasione, la mia risposta, il mio modo per dire quanto questo musical sia esattamente il contrario di ciò che lei disse quella volta.
Hairpray non è solo un musical divertente, originale e attuale, è la rivoluzione silenziosa che borbotta, mugugna, macina, macina, macina, finché non esplode; è Tracy, la nostra protagonista tanto talentuosa quanto in carne, che ti afferra per mano e ti trascina a ballare con sé; è la camminata di protesta per l’integrazione dei neri, il Negro Day, i diritti per le coppie interraziali. Le tematiche affrontate non sono mai scontate o banali, non nascoste tra le righe, ma sempre ben esposte al pubblico e trattate con una leggerezza piacevole e divertente in modo da lasciare un segno in chiunque nel pubblico. I personaggi sono uno migliore dell’altro, ognuno con la propria evoluzione e rivoluzione personale: Tracy che ha il coraggio di inseguire il suo sogno rimanendo sempre sé stessa; sua madre Edna che ritrova l’autostima persa nel confronto con l’immagine di donna perfetta offerta dai media, che la porta a non uscire di casa per anni; Penny, la migliore amica di Tracy, che da stupidina alla mercé della madre puritana, sfida i pregiudizi razziali degli anni ’60 per mettersi con Seaweed, un afroamericano; Link, il ragazzo cool, superficiale, interessato solo alle belle ragazze e al successo si innamora di Tracy dopo aver imparato a vedere le persone per quello che sono e dopo aver capito che anche grasso è bello.
Hairspray è da guardare, riguardare, cantare e ballare ma soprattutto è un musical da cui imparare. Che preferiate la versione teatrale, la trasposizione cinematografica di Waters o quella più moderna di Shankman, resterete sempre soddisfatti. I cast sono sempre eccezionali, le voci uniche e le coreografie impeccabili.
Non c’è un capello fuori posto!

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