Quel fatidico 1789 che cambiò Parigi e il mondo

«Oggi niente di nuovo.»
[Dalla pagine del diario di Luigi XVI in data 14 luglio 1789]

Il “nuovo”, che il re di Francia Luigi XVI non riuscì a percepire in anticipo, proruppe con una forza inimmaginabile e ineluttabile: il 1789 non segna soltanto l’ingresso delle classi popolari nella Rivoluzione, ma anche una tremenda esperienza poetica, cui s’apprestava la Francia e che avrebbe avuto eco in tutta Europa, un accesso a quella grande età, ancora non conclusa, che chiamiamo “contemporanea”.
Gli uomini  e le donne che presero parte alla Rivoluzione, gli eroi di quel tempo sono inesorabilmente passati, ma i loro ideali e le loro opere – alcune perfettamente conservate, altre di cui restano soltanto alcuni resti – permangono nel tempo e nella storia come vestigia di quel fastoso e terribile passato.
Ed è proprio andando alla ricerca di queste “tracce” che si fanno le scoperte più interessanti. Della Bastiglia, antica fortezza medievale eretta per volontà di Carlo V fra il 1367 e il 1382, alta 24 metri, simbolo dell’oppressione sociale e intellettuale – furono imprigionati molti intellettuali per impedir loro di esprimere liberamente i propri pensieri – non è rimasto quasi nulla dopo l’assalto dei parigini del 14 luglio. Infatti solo un occhio attento noterà che a Place de la Bastillie alcune pietre sul selciato e sull’asfalto disegnano il perimetro delle torri, fra le otto la più visibile è quella della Libertà, in cui si viveva un regime meno duro. Per trovare dei resti di quel maestoso edificio non è necessario visitare musei o fare estenuanti file per pagare un biglietto, basta scendere in metropolitana, alla banchina della linea n. 5 direzione Bouvines dove sono conservati alcuni blocchi originali della Bastiglia. Altri resti furono utilizzati per la realizzazione del Pont de la Concorde per permettere ai parigini di calpestare quotidianamente il simbolo della loro sete di giustizia.
All’opprimente e cupa atmosfera che emanava la Bastiglia si contrappone lo sfarzo e il fasto della reggia di Versailles, nata dalla scelta di Luigi XIV di allontanarsi dalla capitale – dista infatti 18 km da Parigi – e costruita su modello del Palazzo Picchi di Firenze. Divenuta l’allegoria dello scialacquamento e dei privilegi della corte, per il popolo fu un altro simbolo dell’assolutismo monarchico da demolire, per nostra fortuna non fisicamente. La reggia è ancora oggi visitabile, dal 1979 è un bene protetto dall’UNESCO, ogni anno conta tre milioni di visitatori all’interno dei tre edifici che la compongono e sette milioni nel parco, il 70 % dei visitatori sono stranieri.
Ma il cuore pulsante della Rivoluzione Francese non si trova né in regge sontuose né in case padronali, ma nei caffè di Parigi, che venivano quotidianamente animati da dibattiti intellettuali e politici. Il più famoso è il Café Procope, fondato nel Seicento da un italiano emigrato nella capitale francese, Procopio De Coltelli. È situato ancora oggi nel quartiere universitario di Parigi e fu frequentato dagli intellettuali  e dai politici più importanti dell’epoca come Danton, Robespierre, Diderot. Conserva al suo interno alcuni cimeli storici dell’epoca rivoluzionaria: i tavoli di Voltaire e Jean Jacques Rousseau, alcuni lettere di Luigi XVI e Maria Antonietta e la sua mansarda era l’ambiente che ospitava la redazione dell’Amico del popolo, giornale fondato da Jean-Paul Marat, eroe e martire della rivoluzione.
A Parigi il dialogo fra Passato e Presente è sempre vivo: le strade, i vicoli, le piazze sono pulsanti di vita e di ricordi di vite vissute per non dimenticare mai il sacrificio e le lotte per quei tre principi fondamentali – Libertà, Uguaglianza e Fratellanza – che la città mostra fiera a tutti i suoi visitatori come il padre degli Orazi, nel quadro di Jacques Louis David “Il giuramento degli Orazi”, mostra fiero le tre spade ai suoi tre figli.

Marco Marino

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