“The Truman Show” – L’uomo vero, l’uomo libero

Cinquemila telecamere che osservano ogni tuo movimento, ogni respiro, ogni battito di ciglia. Milioni di tecnici ed esperti che regolano la tua vita, che controllano le tue azioni, i tuoi spostamenti, i tuoi rapporti con gli altri.
Miliardi di persone in tutto il mondo che ti osservano, 24 ore su 24, ti conoscono dalla nascita e si emozionano guardandoti.

E tu ne sei completamente all’oscuro.

Questa è la vita di Truman Burbank.

Truman, (il True Man , ovvero l’uomo vero) da 30 anni si sveglia ogni mattina e svolge la sua vita regolarmente ignaro del fatto che attorno a lui tutto è finto, dalla sua città utopica, il suo lavoro, alle persone che vi abitano. Tutto è un enorme studio televisivo e chiunque è solamente un attore, una comparsa del grande Truman Show, un Grande Fratello che lo segue da quando è nato, dal suo primo vagito; tutto sotto il controllo del grande regista/burattinaio Christof (anche qui il nome non è per nulla casuale in quanto scelto per il forte riferimento a Cristo).

Sembra andare tutto relativamente bene fin quando Truman non inizia ad accorgersi di piccole stranezze all’interno della sua città e lentamente riesce a capire che qualcosa non va. Dall’alto, tentano in tutti i modi di sviare i  suoi dubbi, riparare ai piccoli danni creati dagli infiltrati nel set che provano a rivelare a Truman la verità, ma alla fine Truman non può far a meno di capire tutto.

Il problema non sta però nell’aver compreso la propria realtà, lascia intendere Christof, poiché probabilmente nel subconscio di Truman la verità già balenava, ma nel suo desiderio di liberarsi e fuggire.

Christof confida nella possibilità, per lui altamente verificabile, che il desiderio che ha Truman di fuggire sia solo una vaga aspirazione e che lui non sia assolutamente determinato a scoprire la verità. Egli è dunque libero di andare via poiché non ci sarebbe modo di fermarlo ma lui, agli occhi del suo creatore, preferisce la sua cella dorata.

Ma Truman alla fine rivendica la sua liberà: decide di fuggire definitivamente dal suo mondo finto, passando per l’unica via che potrebbe portalo più lontano possibile, la stessa che lo spaventa e lo terrorizza dall’infanzia, il mare. Comprendendo che la fobia dell’acqua da lui sviluppata sia anch’essa una finzione come tutto il resto, interamente manipolata dall’esterno, parte e agli occhi del pubblico non è semplicemente un uomo che fugge dalla sua torre d’avorio, ma è anche un Ulisse che sfida il mare in tempesta fino ad arrivare alle sue colonne d’Ercole, i limiti in cartapesta e ridipinti del suo mondo.

È qui che il suo Creatore decide di parlargli, per la prima volta, con dolci e delicati modi da padre affettuoso quale è , in un certo senso, tentando di convincerlo a restare. Ma Truman è un uomo libero, ormai, in tutti i sensi poiché ha compreso che la sua ragione non può essere manipolata, e malgrado Christoff continui a convincerlo a restare propinandogli immagini di un mondo orribile al di fuori del suo piccolo Eden, ma come scrive Andrea Mondo nel suo saggio per la scuola della Diocesi di Roma “SeaHaven è un mondo ‘perfetto’ e ‘ideale’ rispetto a quello reale, così fragile, faticoso e corrotto; ma è appunto ‘perfectus’, nel senso di ‘finito’, in altre parole,morto”, egli non può far a meno di uscirne e vivere.

È un gran film, con infiniti riferimenti a varie scuole di pensiero filosofiche, numerose dottrine e un forte collegamento con la religione, tutti spunti di riflessioni, dibattiti ed è soprattutto analizzabile sotto più punti di vista, mai banali.

Truman è interpretato dal geniale Jim Carrey, un attore eccezionale che dà vita ad ogni sfumatura caratteriale del suo personaggio e incarna alla perfezione ogni ideale ad esso attribuito, un vero e proprio tocco di classe.

Un film sulla Libertà, sulla verità e sulla sete di Infinito.

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