Viaggio come metafora di vita

Narrami, o Musa, del l’eroe multiforme, che tanto

 vagò, dopo che distrusse la Rocca sacra di Troia

di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,

 molti dolori patì sul mare nell’animo suo,

 per riacquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.

                                                                               Proemio Odissea

 

Come studentessa del Liceo Classico, alla parola “Viaggio” (con tanto di maiuscola) non posso che associare il poema del viaggio per eccellenza: L’Odissea. Odisseo, uomo di ingegno e coraggio che,  dopo lunghissimi vent’anni ritorna a casa: Itaca. Fu lui, proprio lui, ad avere la grande idea del cavallo di legno, al cui interno vi erano nascosti i più valorosi guerrieri greci. I Troiani, per onorare il dono di pace che avevano lasciato i Greci, trasportarono dentro il cavallo. Durante la notte, mentre tutti dormivano, essi uscirono dal cavallo e fecero una strage. Solo ad un uomo come Ulisse poteva saltare in mente un’idea così folle ma allo stesso tempo geniale da poter conquistare Troia. Fatto il suo dovere, Ulisse con i suoi compagni si imbarca per tornare ad Itaca. Tra mille peripezie, tanti inconvenienti e l’incontro con Polifemo, alla fine Odisseo si trovò nell’isola di Ogigia, dove incontrò Calipso, che invaghitasi di lui, non lascia che ritorni a casa. Oggi si pensa che l’isola di Ogigia sia vicino Malta o nei dintorni del Mar Ionio. L’isola era descritta da Omero come un luogo paradisiaco ai margini del mondo. Calipso le prova proprio tutte per far dimenticare ad Odisseo la sua terra e la sua amata, ma lui proprio non riesce a smettere di pensare alla sua casa. Dopo sette lunghi anni, Ermes convince la ninfa a lasciarlo andare. Ma Poseidone adirato con Odisseo per aver accecato Polifemo, lo fa naufragare nella terra dei Feaci, ad un passo da casa. Nausicaa, sotto consiglio di Atena, era andata in spiaggia a giocare con le sue ancelle a palla, e trova Odisseo nudo che si nascondeva tra gli arbusti. Le ancelle scappano via impaurite, mentre Nausicaa lo invita ad entrare nel palazzo. L’eroe passa alcuni giorni nella casa del re dei Feaci e racconta le sue avventure in mare. Il lungo vagare per mare occupa meno di un terzo dell’opera e si configura con un lungo flashback: è Odisseo il narratore interno della storia che rievoca per il pubblico dei Feaci le sue precedenti avventure. I libri che raccontano tutto ciò, sono dal V al XII libro e sono soprannominati “I libri del ricordo”. Vedete, l’Odissea non è il solito poema epico che ci sentiamo ripetere in continuazione dalle medie. L’Odissea è viaggiare, è scoprire nuove terre, naufragare, è avere spirito di avventura, spingersi oltre il naturale. Certo, Odisseo si sarebbe risparmiato tutte le sfortune che ha incontrato oppure avrebbe evitato quella folla di Circe che ha trasformato i suoi compagni di viaggio in maiali. Circe che, non essendo soddisfatta di ciò che aveva fatto, cerca pure di sedurlo! Chi avrebbe resistito a tutto ciò? Vino, viaggi, maghe, ninfe e dei. Ci sarebbe di certo scappato il morto. Ma Odisseo-con l’epiteto di  polytropos “multiforme”, polytlas “che ha molto sopportato” e polumekanos “che ha molti espedienti e molte risorse”- riesce ad affrontare mille pericoli e a tornare ad Itaca. Ma non ritorna come eroe o come guerriero greco, ma si finge mendicante. Insieme al figlio Telemaco medita la sua vendetta contro i Proci. Dopo aver sconfitto tutti i pretendenti, Odisseo va subito da Penelope e le rivela chi è. Ma Penelope, dapprima non gli crede, successivamente, superando la sfida di spostare il talamo, che solo il vero Odisseo avrebbe potuto rimuovere,  si ricrede e abbraccia il marito ritornato dopo tanto tempo. Ma lo scopo dell’Odissea non è quello di asfissiarci delle pene e dei pensieri di Ulisse e Penolope. L’Odissea è l’opera che riassume al meglio il Viaggio come metafora della vita. Quindi il viaggio può essere considerato inizialmente nella sua circolarità (partenza, percorso, arrivo e recupero), dove emerge soprattutto la finalità del raggiungimento di uno scopo (la ricongiunzione, la riconquista definitiva della stabilità attorno ai valori originari). Ma è evidente che i viaggi di Ulisse non vertono soltanto al ritorno in patria ma anche alla ricerca del nuovo, la misura della distanza che ci separa dalle realtà sconosciute, l’abilità di relazionarsi con il diverso, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili. Ogni avventura del lunghissimo viaggio di Odisseo rappresenta una prova, una difficoltà da superare che assume al contempo un significato fortemente simbolico. Viaggiate! Andate alla scoperta di nuovi posti e luoghi, abbiate il coraggio di esplorare e conoscere cose che solo pochi sanno e di andare posti dove nessun altro è mai stato. Londra, Parigi, New York… Certo, sono tutte metropoli di grande fascino ma c’è altro. Andando nei musei vi è così tanto sapere antico che solo coloro che li hanno visitato sanno quanto valgono. Roma è piena di storia, ogni due passi vi è un edificio storico da visitare. Il viaggio non deve spaventare, il viaggio deve essere scoperta del mondo e di se stessi.

 

Annunci

Un pensiero su “Viaggio come metafora di vita

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...