In every voice: in every ban, The mind-forg’d manacles I hear

«Il mondo si dilata fino a diventare inafferrabile, e la conoscenza passa attraverso la sofferenza di questa inafferrabilità»

[Italo Calvino, Lezioni Americane]

È difficile iniziare a raccontare di una città come Londra: in primis, perché non sarei il primo né il più autorevole; inoltre, è una città talmente grande e sfaccettata che è difficile imbrigliarla in un discorso solo.
Ci sono molte City, a dirla tutta: c’è la Londra delle fangirls, che trasuda citazioni e allusioni a centinaia di show televisivi e opere cinematografiche – Doctor Who, Harry Potter, V per Vendetta, Sherlock Holmes, giusto per citare i più famosi –; ma c’è la Londra dei royalists, affascinati dalla grandezza e dallo splendore della capitale della monarchia inglese, con il suo glorioso passato mai tralasciato, mai trascurato, sempre giustamente riverito; la Londra degli intellettualoidi, che fiocca musei ed eventi culturali con la stessa intensità con cui costantemente pioviggina; e la Londra degli anglofili – che spesso coincidono con le fangirls – che sono generalmente abbagliati dall’immagine che il Regno Unito proietta all’estero e adorano ogni mattone e ogni strada che si presenta ai loro occhi. La lista potrebbe andare avanti ancora per molto; ma vi basti sapere che per i sei giorni che mi è toccato di stare nella metropoli britannica ho aderito a ogni singola categoria qui sopra elencata.
Londra possiede un fascino che è quello della possente donna padrona della propria vita: essa si presenta fin da subito come qualcosa che vale la pena di conoscere – ma soprattutto che è impossibile conoscere in ogni sua parte. Arrivando da uno dei numerosi aeroporti fuori città, comincia a pararsi all’orizzonte la skyline, con le sue cattedrali di cristallo che rifulgono in lontananza; ma prima di raggiungere quella scintillante promessa bisogna attraversare la brulicante marea di case ed edifici in mattone rosso che come una possente guardia cinge la capitale, con le sue vite varie e molte. E una volta superata la periferia, ecco che comincia a delinearsi la città degli uomini divini: ogni palazzo è un poema di acciaio e di gloria, ogni strada stilla marmo, è laccata di oro e trasuda grandezza; e a cardine siede un cuore di vetro e sogno.
Quale che sia il vostro scopo, quale che sia il misterioso quid che andate cercando nei vostri viaggi, Londra lo possiede, nascosto in una delle sue infinite strade eleganti; oppure, è capace di affascinarvi con una tale grandezza e varietà di forme da farvi dimenticare cos’era che veramente cercavate.
Mantenendoci per un attimo lontani dall’universo delle attrazioni turistiche – che abbaglia con molti più musei di quanti sia umanamente possibile vedere, molti più luoghi da visitare di quanti sia possibile apprezzare, molte più attività di quante sia possibile pagare – soffermiamoci ancora una volta per le vie della City: c’è una vita ribollente, possente, che si dimena e si dirama in ogni angolo con un’energia che stupisce. I turisti parlano ogni lingua del mondo, certo; ma anche i londinesi sono il frutto di una commistione di tantissime etnie. Non si percepisce la solita multiculturalità tipica delle città turisticamente importanti – la multiculturalità euforica e anche un po’ vana di chi si sofferma per poco in un luogo, di chi vuole ingurgitare il più possibile ma senza rimanere intrappolato –; a Londra vivono persone dalle più diverse radici etniche, e l’aria riluce di questa vivacità culturale che è quasi sopraffacente.
Indubbiamente vivere nella City è una sfida: il prezzo da pagare per dormire vicino alle vene pulsanti di questa bestia bellissima è considerevole. Non solo i costi della vita sono spropositati, è proprio il meccanismo della vita di metropoli che mi ha tramortito – me, sciocco provinciale che mai come in quei giorni si è sentito fuori dal mondo –; un orologio perfetto e impeccabile che funziona ad un ritmo frenetico e non si ferma per nessuno – perché nessuno si ferma. Metropolitana(il “Tube”), i “double decked bus”, gli uffici informazioni, le biglietterie, i ristoranti e i fast-food, ogni cosa è impeccabile ed efficiente; ma non è tollerata l’imperfezione. Il passo stesso dei londinesi è completamente diverso da quello dei meridionali: il “Londoner” va sempre da qualche parte, con passo deciso, incalzante, e non ha tempo da perdere in sciocchezze; bisogna camminare, e camminare verso qualcosa; bisogna parlare senza artifici, e dire solo quel che serve.
Potrei consigliarvi una marea di musei importanti e un oceano di spettacoli ed eventi che vale la pena vedere; ma la verità è che io stesso non sono riuscito ad afferrare che una minima parte di tutto quel che c’era da vedere.
E tuttavia non temete: questa capitale del mondo, questo cuore pulsante, è corollato da innumerevoli siti che tengono costantemente aggiornati su cosa sta succedendo – da feste ad attività culturali, da film proiettati a offerte speciali – basta un click e vi si aprono le porte. Impreparati o eccessivamente pianificati, i viaggi in questa città difficilmente possono mancare di adrenalina – nel bene e nel male: le disavventure non mancano mai a chi (come il sottoscritto) è uno sprovveduto amante alle prime armi delle grandi metropoli.
Perciò andate, andate a vedere la Città della Regina: lasciate che con un cipiglio “posh” ed un aforisma aggraziato, questa splendida belva vi stupisca e vi trascini fra le sue grazie.

Marco Maldonato

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