Il cuore rivelatore

Salve a tutti, mi presento: sono il Nocchiere dell’Incubo, colui che vi guiderà nel universo occulto di Edgar Allan Poe, e vi accompagnerà in un viaggio fra Terrore, Delirio e Follia. Ma cos’è la Follia, in fondo? Una malattia, certamente. Anzi, sarebbe meglio dire un morbo. Nel mondo nel quale ci stiamo per avventurare, esso ha la grande qualità di aprire la limitata mente umana verso nuove dimensioni e, come vedremo, spesso con esiti devastanti per l’intelletto. “Mi hanno chiamato folle – scrisse Poe in “Eleonora” – ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo, non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale”. Ecco, con queste parole io voglio introdurvi a quel capolavoro letterario che è “Il cuore rivelatore”, scritto dal nostro caro maestro del Terrore. Per cui, mettetevi comodi, abbassate le luci, chiudete le tende, e godetevi il vostro bicchiere di Amontillado di fronte ad un bel fuoco accesso durante la lettura.

Il prologo di questo breve, ma intenso, racconto è emblematico, di cui una frase mi ha particolarmente colpito:

“La malattia aveva acuito i miei sensi – non distrutto – non smorzato. […] Udivo tutto in cielo e in terra. Udivo molte cose dell’Inferno”.

Ci troviamo di fronte ad un personaggio, ad un uomo, che preso in modo inspiegabile dal morbo della Follia, compirà un atroce delitto, l’uccisione del vecchio con il quale viveva. Egli non cerca di dare una spiegazione a quell’atto, assolutamente. Egli amava il vecchio. Ma non riusciva a sopportare la vista del suo occhio, di un azzurro glaciale, avvolto da una bianca nebbia. Fu così che, gradualmente, il germe della malattia fiorì in lui, fino a spingerlo all’omicidio. Ogni notte, per sette notti, il protagonista apriva la porta della camera del vecchio e con una lanterna chiusa, di cui apriva un finissimo spiraglio, ne illuminava il volto. “Perchè?” Potreste chiedere. Perchè egli non poteva far del male a quel signore anziano, che mai alcuna offesa gli aveva arrecato. Lui aspettava, trepidante, il momento, forse inconsapevolmente, in cui il vecchio avrebbe aperto gli occhi. E così avvenne l’ottava notte. Per un semplice errore, l’uomo fece un piccolo rumore, muovendo il chiavistello della porta della camera, ma il vecchio lo percepì e scattò a sedere sul letto. La stanza era avvolta nel buio più totale, poiché le imposte erano chiuse, ma il vecchio sapeva. Sapeva che qualcuno o qualcosa era lì alla porta, ad aspettarlo, egli riconobbe l’ombra della Morte che si stagliava sopra di lui.
Dapprima emise un gemito di terrore, ma poi il protagonista sentì un nuovo rumore che descrisse come “un suono basso, sordo, rapido – molto simile a quello che fa un orologio quando è avvolto nel cotone”. Era il battito del cuore del vecchio. E l’uomo, rimasto impassibile fino ad ora, ridacchiando del terrore dell’anziano, tentennò. E il suo timore crebbe con l’aumentar del rumore. Continuava ad aumentare sempre più, sempre più, e costrinse l’uomo ad agire: urlando si lanciò sul vecchio e, dopo averlo scaraventato per terra, ribaltò il letto sopra il suo corpo. Dedicò, compiaciuto, il resto della notte all’occultamento del cadavere, che fece a pezzi e nascose sotto le assi del pavimento della stanza stessa. Non un minimo di angoscia, non per un secondo il suo animo titubò il giorno dopo. Nemmeno quando degli agenti perquisirono la casa, avvertiti dai vicini che affermavano di aver udito un urlo durante la notte; anzi, come avviene in molti racconti di Poe, il personaggio osteggia una spavalderia, derivante dalla sicurezza di aver agito per il meglio e al meglio. Ma l’uomo verrà tradito dal suo stesso animo: mentre i poliziotti discutevano giovialmente, egli udì di nuovo il battito. Quel battito. Solo che stavolta non aveva modo di fermarlo. Perché proveniva dal pavimento stesso, dall’esatto punto dove aveva posto la sua sedia, dall’esatto punto dove il corpo era nascosto. Tentò di coprire l’incessante suono con la sua voce, ma esso continuò ad incrementare di volume, finché non poté più resistere. Strappò via le assi, e con un grido disperato, confessò le sue colpe ai poliziotti.
Cos’è dunque la Follia? La Follia ha spinto quest’uomo, tormentato dai suoi incubi, dall’Irragionevole, a trasformarsi in un omicida. La sua coscienza poi lo ha spinto a confessare questo stesso reato. Incurabile, insaziabile, imprevedibile. La Follia apre nuove vie, vie nascoste e imperscrutabili, non accessibili alla ragione, ma che, se apprese, elevano l’animo umano ad una condizione ultraterrena, tanto che non è più possibile distinguere sogno da realtà, se davvero essa esista.

Annunci

Un pensiero su “Il cuore rivelatore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...