Calcio magister vitae?

Non mi ero mai interessato di sport: lo ritenevo una cosa inutile e così lontana da ciò che studiavo a scuola (dovete sapere che sono un secchione nella mia classe!), fino a ieri. C’ era qualcosa di strano nell’ aria quel giorno a Firenze. Non sapevo cosa ma lo potevo percepire. Quando tornai a casa capii: trovai mio padre nervosissimo con indosso la sua sciarpa viola della sua squadra del cuore: la Fiorentina. Mi disse che oggi a Firenze sarebbe arrivata la Juventus, rivale storica dei tifosi fiorentini, e che aveva preso un biglietto anche per me: voleva ardentemente che fossi presente. Non avevo nulla da fare per l’ indomani, così accettai di perdere un pomeriggio nel fantomatico “Artemio Franchi”, lo stadio di Firenze. Quando entrai nello stadio rimasi a bocca aperta: era meraviglioso, strapieno, ci saranno state 50.000 persone, come minimo, una marea viola! Il primo tempo non fu bello per la Fiorentina, la Juve giocava meglio e riuscì a segnare 2 gol. Anche il secondo sembrava scivolare via, un certo Rossi, che tutti chiamavano col soprannome di “pepito” aveva segnato su rigore il gol dell’ 1-2 ma mancava un quarto d’ ora alla fine. Non c’ è più nulla da fare mi dissi, poi accadde l’ impensabile: in pochi minuti cambiò tutto, la Fiorentina pareggiò con un tiro da fuori area sempre di Rossi e , pochi minuti dopo, passò addirittura in vantaggio. Non potevo crederci, lo stadio esplose, mio padre piangeva di gioia, mi sentivo piccolo piccolo di fronte a quel grido, potei quasi toccare con mano sentimenti astratti quali la gioia e l’ entusiasmo. Non credevo che il calcio potesse trascinare così tante persone. La Fiorentina segnò ancora, la partita finì 4-2, mio padre mi disse che era una vittoria storica, che mancava da ben 15 anni. Mi resi conto di come il calcio e lo sport in generale fosse imprevedibile e proprio per questo era bellissimo. Dopo il suo terzo gol personale, Rossi venne ad esultare proprio sotto di noi, era molto giovane ed anche basso di statura, sembrava una formica di fronte a quel caos viola, eppure era lui a farla impazzire con le sue prodezze. Al fischio finale ci fu un boato fragoroso, un urlo liberatorio. Venne irradiato nello stadio l’ inno della Fiorentina che ogni persona presente iniziò a cantare a squarciagola. Fu allora che mi resi conto che quello non era stato un pomeriggio perso, bensì guadagnato. Erano persi tutti quelle pomeriggi domenicali senza passione,sofferenza e gioia. Però non tutto di quel magico pomeriggio fu indimenticabile per me: infatti all’ uscita dallo stadio vidi i tifosi viola più accesi, i cosiddetti ultras, che inveivano con offese terribili ed irripetibili contro i tifosi juventini giunti da Torino. Offendevano le loro famiglie, gli rivolgevano gesti volgari ed osceni, sembrava quasi che li volessero privare della loro dignità! Anche alcuni juventini replicarono alle offese, le due tifoserie quasi vennero alle mani, le forze dell’ ordine furono costrette a intervenire. Rivolsi lo sguardo verso mio padre: piangeva ma stavolta non per felicità, ma per disgusto. Vidi anche un bambino con la sua famiglia tra i tifosi juventini, che guardava impassibile e con occhi innocenti ciò che stava accadendo. Che colpa aveva quel povero bambino? Tutto questo non aveva senso!

Ci si ammazza per lo sport?!

Quando tornai a casa accesi il computer e mi misi a cercare su Internet per vedere se in passato c’erano stati altri episodi come quello che avevo visto: ne trovai a migliaia, e molte volte tali episodi finivano in disgrazia, con tanti morti, in particolare mi colpì la storia dell’ ispettore Raciti, morto in servizio dopo aver tentato di sedare una rissa tra tifosi catanesi e palermitani, che ha lasciato moglie e figli. Alla fine di quella giornata compresi la bellezza dello sport, ma capii anche che c’era ancora molto da lavorare nella coscienza dei tifosi

 

Riccardo Tranchida

Riccardo Tranchida è un valentissimo alunno del Liceo Classico di Marsala. Amante e grande esperto del mondo calcistico. La redazione lo ringrazia per il supporto.

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