Ritratto di un assassino

Whitechapel, East End

Un metro e sessanta, capelli castani tendenti al grigio, occhi scuri o grigi, così come il colorito. Mary Ann era una prostituta e un’alcolizzata, passava le nottate divisa tra i propri clienti e qualche bicchiere bevuto nei ricoveri per i poveri, quella notte era stata cacciata dalla cucina di una pensione sulle vicinanze perché, priva di soldi, non era stata in grado di pagare la pigione. Camminava per strada, molto ubriaca e barcollante a ridosso del muro. L’amica Emily Holland fu l’ultima a vederla. Alle 3:45 di notte del 31 agosto 1888, Charles Cross e Robert Paul scoprirono il cadavere della donna.

« Aveva il volto rivolto ad est; la sua mano sinistra toccava il cancello; la sua cuffia […] giaceva vicino alla sua mano destra; le sue gonne erano raccolte fin sopra le ginocchia; la sua gola era tagliata profondamente; i suoi occhi erano spalancati e vitrei; i tagli della gola sanguinavano; le sue braccia erano tiepide dai gomiti in su; le mani erano aperte.. »

Ma Mary Ann fu solo la prima, la prima delle cinque vittime di quello che può essere definito il primo serial killer della storia, un uomo la cui identità, a distanza di 120 anni, rimane ancora un mistero.  Jack lo Squartatore.
Nessun arresto, nessuna condanna. Non esiste nessuna prova contro di lui, non ha mai commesso errori e non è mai stato possibile associare un volto a quelle mani assassine, tremendamente precise.
Annie Chapman fu la sua seconda vittima, anch’ella prostituta, fu ritrovata l’8 settembre 1888 a Hanbury Street. La gola era stata squarciata e la testa quasi interamente recisa, gli intestini erano appoggiati sulla spalla destra della vittima, mentre vagina e utero  erano stati meticolosamente asportati.  Questo caso riportò anche un testimone, che non riuscì tuttavia ad identificare il killer. Non si sapeva nulla di Jack,si supponeva solo che fosse un pazzo fanatico o un maniaco sessuale con conoscenze anatomiche. Una valigetta nera e un cappello alla “Sherlock Holmes” erano gli unici indizi sulla sua identità.
In questa tetra atmosfera The Ripper sembrava compiacersi fervidamente delle sue opere d’arte, e soprattutto godeva nello sfidare continuamente le autorità con lettere e “pacchetti regalo” che faceva recapitare al direttore del Central News. Organi umani, orecchie, reni. Jack sembrava quasi nutrirsi del dolore delle sue vittime e dello sconcerto di coloro che ritrovavano i loro corpi.

Tra una provocazione e l’altra, Jack Lo Squartatore continua ad uccidere.  Il 31 settembre 1888 sarà ricordata come una  “bloody night”, notte di sangue: a un miglio di distanza l’una dall’altra vengono uccise le prostitute Elizabeth Stride e Catharine Eddowes. La prima fu ritrovata a Berner Street da un cocchiere, presentava solo un taglio alla gola. Si pensa probabilmente che l’arrivo del cocchiere abbia disturbato il lavoro di The Ripper, spingendolo ad abbandonare la scena dell’omicidio. Fatto che fu confermato dal ritrovamente di Catharine . Naso e lobo dell’orecchio sinistro erano stati tagliati con un bisturi, presentava ferite profonde, diversi organi non verranno ritrovati.
O almeno non verranno ritrovati sul posto: il 16 Ottobre il buon Jack decide infatti di mandare a George Lusk (capo del comitato di vigilanza di Whitechapel) un pacchetto contenente un rene di Catharine Eddowes. Conservato nell’aceto, il rene era allegato alla famosa lettera

From Hell Mr Lusk,SorI send you half the Kidne I took from one woman and prasarved it for you tother piece I fried and ate it was very nise. I may send you the bloody knif that took it out if you only wate a whil longer“” [Dall’Inferno. Mr Lusk,Salve. Le spedisco metà del rene che ho preso da una donna e che ho preservato per lei. L’altro pezzo l’ho fritto e l’ho mangiato, era molto buono. Le posso mandare anche il coltello insanguinato con il quale ho estratto il rene se lei è disposto ad aspettare ancora un po’.”]

La voce che Jack The Ripper sarebbe anche un cannibale non fa altro che aumentare il terrore degli inglesi. Le forze di polizia presenti nel quartiere di Whitechapel vengono rinforzate, si passa a metodi d’investigazione alquanto bizzarri: si arriva addirittura a fotografare, esportare e analizzare la retina di una delle vittime, nella speranza che vi sia rimasta impressa l’immagine di Jack.

Mary Jane Kelly fu l’ultima vittima di Jack. Probabilmente fu il più terribile di tutti gli omicidi, ma fortunatamente anche l’ultimo.

Così silenziosamente come era emerso dalla nebbia di Whitechapel per compiere i suoi crimini, Jack The Ripper vi scompare per sempre.  Montague John Druitt, un avvocato inglese, nipote di noti chirurghi ;Mary Pearcey, una donna malata di mente, ribattezzata Jill The Ripper : i sospetti e i nomi che si sono fatti su Jack Lo Squartatore sono davvero tanti. Una delle più interessanti è la teoria della Cospirazione Reale. Infatti fu riportato da alcuni testimoni che William Gull, medico di corte, si aggirasse nei luoghi degli omicidi di Jack; altri pensano che egli facesse solo da spalla al vero colpevole: Il Duca di Clarence, Alberto Vittorio. Il giovane si era infatti ammalato di sifilide a 17 anni, in seguito ad un rapporto con una prostituta, e girava voce che avesse un forte odio per questa categoria.

Tra genio e follia, perversione e accuratezza dei dettagli, sadismo e lucida razionalità, la figura di Jack, prototipo del perfetto Serial Killer, affascina tutt’oggi gli studiosi, che con le loro incessanti ricerche tentano di dare un nome a questa macabra figura.

Malvagità e pazzia sicuramente camminarono a braccetto in Jack.

Ma cosa realmente ha spinto The Ripper a compiere queste crudeltà? Era cattivo, spietato, sadico per natura o lo era diventato col tempo?  Forse se mai lo avessero catturato avrebbero riscontrato in lui qualche assurda malattia mentale.

Alla domanda se si nasce cattivi o meno gli psichiatri hanno fornito delle ipotesi contrastanti. Se la psicopatia è un disturbo mentale, verrebbe da dire che “cattivi” ci si può solo nascere, ma diversi studi dicono che lo si può anche diventare in determinate situazioni.

I ricercatori dicono che dipende da come si vedono le persone al di fuori di noi, ovvero all’importanza che ne attribuiamo: ad esempio se reputiamo un’altra persona inferiore e insignificante i gesti di violenza diventano legittimi. Quest’atroce constatazione fa subito venire in mente l’accanimento dei nazisti sugli ebrei e il loro reputarli una razza inferiore, tanto da non dare alcuna importanza alla loro vita. Questo atteggiamento si chiama “disumanizzazione della vittima”, che spesso va di pari passo con la tendenza di chi ha compiuto un’azione malvagia di attribuire alla vittima innocente la colpa.

Una ricerca condotta da uno studioso italiano negli ultimi decenni del 1800, Cesare Lombroso, ha portato allo sviluppo di un metodo di classificazione dell’uomo “delinquente”. Infatti, durante l’autopsia di Giuseppe Villella, brigante calabrese di 70 anni, Lombroso rileva un’anomalia nella struttura cranica. Anomalia non  presente negli individui “normali”, ma solo nel cranio di pazzi e criminali. Egli studia il gergo criminale, il suicidio, la prostituzione. Analizza il fenomeno criminale in base all’età, al sesso, al clima, all’alimentazione, alla povertà. Arriva dunque a classificare i criminali in diverse categorie per pericolosità attraverso studi anatomici e fisiognomici. Alla nascita delle scienze criminologiche, sull’onda delle teorie lombrosiane fisiognomiche e del darwinismo sociale, si vollero ricercare cause genetiche del comportamento criminale e in tale proposito venne individuata come possibile causa la sindrome 47,XYY nella quale è presente, oltre ai cromosomi X e Y tipici del corredo normale maschile umano, un cromosoma soprannumerario Y.
Forse se Cesare Lombroso fosse vissuto in Inghilterra, Scotland Yard conterebbe un caso irrisolto in meno. Ma la storia non si crea con i se.

“Catch me if you Can, Yours, Jack the Ripper“.

La sfida è ancora aperta

DUBHE

 

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