Il tempo ha un incredibile senso dell’umorismo

Era il 9 novembre del 1966 quando mise piede nella Indica Gallery di Londra. In quel momento erano esposti i lavori di una giovane artista d’avanguardia, e l’idea di passare una giornata in modo comune, godendo di un’arte a lui sconosciuta gli piacque molto. Amava infatti espandere i propri orizzonti, proprio come nella musica. Dopo essersi guardato un po’ attorno, il suo sguardo venne attratto da una mela. Esatto -non riuscì a comprendere in quell’attimo- , una semplice mela verde posta su un piedistallo bianco. Decise di avvicinarsi per leggere il titolo dell’opera: “Apple”. Non poté fare a meno di gettare uno sguardo confuso attorno a sé, come alla ricerca di una risposta o, quantomeno, di qualcuno che gli spiegasse che razza di scherzo fosse. Il suo sguardo incontrò quello di un uomo, il proprietario della galleria, il quale in tutta risposta gli disse che, se era interessato, l’opera costava 200 sterline. Sempre più sbigottito, non riuscì a trattenere una risata, che seccò alquanto l’uomo. Colpito dall’originalità della mostra, continuò a guardarsi intorno avidamente, cercando di soddisfare la voracità del suo intelletto, o almeno, di farsi altre due risate. Non avrebbe mai potuto prevedere che un simile pomeriggio avrebbe cambiato il corso della sua vita. In procinto di andarsene, si fermò dinanzi ad una parete bianca, sulla quale vi era scritto che chiunque volesse avrebbe potuto appendere uno dei chiodi che si trovavano su un tavolino lì vicino, assieme ad un martello. Notò che qualcuno si stava avvicinando, con passo lieve ma deciso, una donna giovane, dai tratti asiatici, che emanava un fascino che lo catturò in tutta la sua essenza, sentì di aver trovato la donna della sua vita. E stavolta per davvero. Non come con la sua attuale moglie, con la quale ormai non fa altro che litigare, no. Stavolta SA che è eros, nella sua massima espressione. La ragazza, che scoprì essere la produttrice di tutte le opere, gli spiegò che non poteva ancora appendere un chiodo, in quanto quell’esposizione non era aperta al pubblico al momento. La sua eccitazione crebbe. Non l’aveva riconosciuto. Quasi un affronto, oggigiorno. Eppure era così, e si sentì libero di essere sé stesso, come non accadeva da lungo tempo… Non poteva lasciarsela sfuggire. Non sapeva se anche lei lo amasse, la giovane giapponese era troppo fredda, almeno quanto i suoi lineamenti del volto, marcati. Per cui, decise di fare ciò che fin da ragazzo gli è riuscito meglio: attaccare briga. “Non mi muoverò da qui, finché non mi permetterai di fare ciò per cui io sto qui come un coglione davanti ad una parete bianca” “Torna domani, allora l’esibizione sarà aperta”. Lo ignorò con un’eleganza ed un rispetto degne delle sue origini. Si vede che è una novellina nel mondo occidentale. A quel punto, i toni delle loro voci si alzarono almeno quanto la portata delle sue provocazioni. Fu allora che si unì all’allegro (almeno per il ragazzo) dibattito anche il proprietario della galleria, e quando ormai la faccenda stava per sfociare nella violenza, la ragazza accettò di dargli “l’esclusiva”. Vittoria-a! Non fece in tempo a gioire nella sua mente, che la giovane parlò:”Ad una sola condizione però. Dammi 5 scellini”. Mostrando la sua vena ironica, rispose:” Ti darò 5 scellini immaginari se tu mi lasci appendere un chiodo immaginario”.

Iniziarono a frequentarsi 2 anni dopo. E quel chiodo immaginario rimase per sempre sulla parete bianca, sia come monito, come segno del loro sempiterno amore, sia come punto di inizio di una delle storie d’amore più contorte, contestate e clamorose del mondo della musica.

Quella coppia sono John Lennon e Yoko Ono.

Si conobbero così, o almeno questa è l’interpretazione fantasiosa di un loro fan che ha plasmato la realtà ai suoi desideri di romanticismo. John lasciò Cynthia con il suo figlioletto, per prendere Yoko come sua sposa il 20 marzo 1969 presso Gibilterra, dopo molti problemi burocratici, così come li descrive “The Ballad of John and Yoko”, canzone dal ritmo coinvolgente, quasi ad istigare un’empatia per i due coniugi e le loro fatiche. Da lei ebbe un solo figlio, Sean, dopo diversi tentativi, alcuni andati male, ma l’amore che John ebbe per quel bambino, lo spinse perfino ad abbandonare il mondo della musica per dedicarsi (tenendo presente il precedente matrimonio) interamente alla cura della famiglia. Il loro amore è sempre stato enormemente travagliato, e spesso fu criticato dai media l’influsso effettivo che Yoko ebbe sul cantante/attivista. Assieme a lui condusse molteplici manifestazioni attiviste (famosissimo il Bed-In), produsse numerosi brani ed ebbe modo, dunque, di dedicarsi all’arte in tutte le sue sfaccettature. Ma non tutti conoscono il lato oscuro della loro storia. Lennon era, infatti, di sua natura emotivamente debole, fin da quando la madre ritrovata Julia perse la vita, lasciandolo orfano una seconda volta (“Life is meaning less without you, Juuulia” cantava John con voce soave e nostalgica). Identificò così, nella figura di Yoko, una madre oltre che una compagna, e si lasciò dominare dalla sua passione, non così intensamente ricambiata da lei. La Ono giunse addirittura a porre un muro a tempo indeterminato fra lei e l’amante, invitandolo a dedicarsi di nuovo alla musica ed anche ad altre storie, in quanto sentì che la sua vena creativa si stava assopendo. Da questo momento di separazione Yoko ne uscì rinnovata, ma non si può dire lo stesso di John. Egli ricadde nel vortice dell’alcolismo e delle droghe, continuava a chiamarla disperato, le prove nello studio per il suo nuovo album andavano sempre peggio, e solo quando furono di nuovo assieme la situazione riuscì a stabilizzarsi.
Purtroppo però, la coppia sarà costretta a separarsi per sempre nel 1980, con l’assassinio di John Lennon.
Chissà come sarebbe andata, se John fosse rimasto con i Beatles. Chissà come il mondo avrebbe agito in quel periodo storico così agitato, senza la guida dei versi e della voce di John. Chissà come e quanto realmente Yoko influenzò la sua vita.. Inutile stare a tormentarsi, la storia non si fa con i “se”, e questo lo stesso Lennon ce l’ha insegnato.

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one.
I hope someday you will join us
And the world will be as one

Imagine, John Lennon

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