B come bacio, b come bellezza

 

Vi sono tanti tipi di amore! Con l’entusiasmo dell’arte non v’è altra divinizzazione del cuore umano: il mondo allora s’illumina, gli orizzonti diventano immensi, tutta la natura si colora e vibra d’armonie senza fine, e si ama finalmente!… si ama! (Hector Berlioz)

Se c’è sulla terra qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte. E quale momento migliore per suggellare tale estasi se non con il bacio?
Sono tanti i baci  nella Storia dell’Arte, a partire dal I secolo a.C., quando per combattere l’abitudine di bere per le donne fu stabilito che qualsiasi uomo avesse incontrato per strada una sua parente poteva avvicinarsi per controllarne l’alito. Bacio che i Latini stavano molto attenti a distinguere, da quello filiale, l’osculum, si passa a quello coniugale, il basium, per passare a quello prettamente carnale, il savium. Nel Medioevo, si cambia totalmente atteggiamento con Dante che in un solo verso:”La bocca mi baciò tutto tremante”  eternizzata l’ansia di due corpi che fremono e di due labbra che si cercano. Poche sillabe per rendere chiaro il delicato confine tra felicità terrena e perdizione infernale, ecco l’ amore che in una situazione resa eccitante dal desiderio inconsapevole, si concretizza in un bacio. Dopo aver attraversato tutto il Rinascimento e il Barocco, con Canova, alla fine del ‘700, si giunge  totalmente agli antipodi, il Bacio di Amore e Psiche, rispettando perfettamente i canoni dell’estetica di Winckelmann rappresenta l’atto subito precedente al bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello  sconvolgimento emotivo che l’atto stesso del baciarsi provocherebbe nello spettatore.  Ciò che Spitzer chiamava il paradosso dei trovatori: l’amore sussiste a condizione di non essere appagato. Tuttavia questo anelare dei due amanti è molto più erotico di un bacio concluso, un tendere verso, una sensucht che paradossalmente anticipa il Romanticismo. Quello di Canova è un erotismo molto raffinato, intellettuale, quasi platonico, al contrario,  molto più carnali sono i baci della tradizione successiva, come Hayez assunto come modello romantico universale ma al contempo pieno di significati politici , Toulouse Lautrec la cui sensualità è data dagli sguardi persi dei due amanti, smarriti tra soffici lenzuola e Rodin in cui il bacio non è solo estasi, ma è passione ed erotismo, egli era un cultore del corpo umano, affermava infatti: ”Il corpo è il luogo su cui si imprimono le passioni” e qui i corpi diventano il regno delle pulsioni e delle tensioni; e la donna in particolare è colei che prende l’iniziativa, scolpita nel marmo storta, antiaccademica, quasi a voler rappresentare il suo groviglio interiore, quel turbamento che le suscita l’attrazione fisica.  Altra opera in cui la donna assume il ruolo di decisa superiorità rispetto all’uomo, è il Bacio di Klimt,  è  lei la depositaria di quel gioco amoroso che rinnova continuamente la vita e la bellezza. I due amanti sono completamente immersi nello sfondo liberty dorato, come se l’amore permettesse una completa fusione con la natura e il mondo circostante. In antitesi a questo clima positivista, nella letteratura è sempre stato  presente il topos eros-thanatos, amore morte, passione, paura, angoscia, che Magritte, surrealista Belga è riuscito a rappresentare nei suoi due amanti. Il loro non può essere un bacio completo ma solo il tentativo di un incontro d’amore represso e ostacolato, un’ immagine che parla di morte e dell’impossibilità di comunicare: i due personaggi dietro il panno si scambiano un amore muto che conosce solo il linguaggio del corpo. Quest’opera è un richiamo all’opera di De Chirico: ” Ettore e Andromaca”; qui i due manichini tentano un analogo e impossibile abbraccio in un’atmosfera melodrammatica, metafisica, mantenendo una certa distanza e un naturale distacco dallo spettatore. Al contrario in Magritte non si può sfuggire dall’angoscia, non si tratta di un’umanità simulata ma negata nelle sue caratteristiche essenziali e mutilata della sua individualità. Un’intimità negata, una libido repressa.
Il bacio per l’artista altro non è che un efficace mezzo per analizzare la propria psiche ed esprimere il proprio modo di fare arte, inevitabilmente legata al contesto e al tempo in cui l’artista si trova. Così come i sacchi ricordano la madre dell’artista suicida,  in un differente contesto gli amanti di Robert Doisneau e Elliott Erwitt, giocosi e spontanei, ricordano il dinamismo e il benessere degli anni 50, bacio come salvezza, bacio come ripresa, come  attesa liberazione.
Quasi contemporaneo ai due fotografi è  Costantin Brancusi, scultore del “Bacio”, opera minimalista che interpreta il contatto tra due labbra come un immobile confronto tra due parallelepipedi informi al punto che risulta difficile identificare una sembianza umana; una scelta paradossale che mira ad esaltare l’essenza del bacio, un ritorno all’essenziale, al naturale, al primitivo. Un ritorno alla purezza delle passioni, vissute totalmente senza il filtro della ragione. Un amore totalizzante che unisce i due amanti fino a farli diventare un solidissimo blocco di pietra, difficile da scalfire, impossibile da separare.

Buon San Valentino… innamoratevi dell’arte.

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